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Chirurgia Bariatrica

 

Quali sono i passaggi verso il successo?

I numeri non mentono, anche quando si parla di benessere: come riportato nel Rapporto Osserva salute 2021, in Italia il 47,6% delle persone dai 18 anni in su è sovrappeso (36,1%) oppure obeso (11,5%).

Non solo, a fare i conti con i kg di troppo ci sono anche i più giovani:

  • il 26,3% di bambini e adolescenti fra 3 e 17 anni presenta un peso eccessivo, una percentuale che corrisponde a circa 2 milioni e 200 mila unità.

Una soluzione, però, arriva dalla chirurgia bariatrica: «È la chirurgia dell’obesità», afferma il dottor Mattia Pizzi, Primario della Chirurgia Bariatrica e Metabolica presso Piccole Figlie Hospital a Parma, «e di norma rappresenta il tassello finale di un percorso multidisciplinare (dietologico, psicologico e chirurgico).
In Italia è autorizzata dalla S.I.C.O (Società Italiana di Chirurgia dell’Obesità e delle Malattie Metaboliche) su persone con un BMI (acronimo di Body Mass Index, cioè indice di massa corporea) superiore a 40, oppure superiore a 35 se sono presenti comorbilità, fra cui ipertensione, diabete mellito di tipo 2, asma, apnee notturne e altri problemi.
Recentemente però, negli Stati Uniti (IFSO 2022) e in gran parte dell’Europa stanno avallando la chirurgia bariatrica nei pazienti con un BMI da 30 in su in associazione ad altre malattie».

Abbiamo chiesto al nostro esperto di fare chiarezza su alcuni aspetti relativi a questa super specializzazione in grado di cambiare l’aspettativa e la qualità di vita del paziente obeso.

Il paziente “tipo”: attivo online e under 60

Ma qual è il profilo di chi si sottopone alla chirurgia bariatrica? « Le persone con obesità passano molto tempo online, quindi partecipano ai forum su questo argomento e sono ben informate sul mondo della chirurgia bariatrica stessa, tanto da conoscere anche i nomi dei professionisti che la eseguono e i particolari tecnici delle procedure chirurgiche.
Tendenzialmente sono per il 70% donne e hanno meno di sessant’anni, anche se negli ultimi tempi si osserva un aumento importante negli over 60 e, addirittura, in chi ha più di sessantacinque anni.

Senza dimenticare che sta emergendo in maniera particolarmente “violenta” anche l’obesità adolescenziale», afferma il dottor Pizzi.

Cosa fare prima dell’intervento?

Il primo step da parte del paziente consiste nel sottoporsi al cosiddetto Percorso Bariatrico Multidisciplinare. « Obbligatorio, prevede una o più visite di idoneità psicologica, per escludere controindicazioni assolute come disturbi bipolari scompensati, dipendenza da alcol o tossicodipendenza.
Inoltre, viene ricordato che è utile un supporto psicologico, per aiutare a gestire problemi come sindrome ansiosa-depressiva, attacchi di panico e disagio mentale, che poi sfociano nel disordine alimentare e nell’obesità», puntualizza l’esperto. «Occorre anche sottoporsi a una visita endocrinologica e/o dietologica, che comprende l’esecuzione di alcuni esami del sangue e test strumentali di secondo livello in modo da escludere cause ormonali di obesità e individuare la presenza di malattie come il diabete di tipo 2, informazione che influisce sulla scelta dell’intervento più adatto».

Grande attenzione anche all’aspetto alimentare: «Nella fase preparatoria suggerisco ai pazienti super obesi (cioè con un calcolo BMI superiore a 50) e a quelli che presentano un’obesità addominale estremamente importante di seguire una dieta chetogenica (a zero carboidrati), per un periodo da 20 giorni a 3 mesi.

Questo tipo di alimentazione può far perdere più di 30 kg, ma soprattutto riduce in maniera significativa il volume del fegato che, posizionato sopra lo stomaco, ostacola e rende molto complesso l’intervento chirurgico».

Come viene gestita la fase postoperatoria?

«Nel momento delle dimissioni ospedaliere, al paziente viene consegnata un’ampia spiegazione di tutto ciò che bisogna fare, quali farmaci assumere e, in modo minuzioso, che tipo di alimentazione seguire.
Subito dopo l’operazione, infatti, occorre osservare un periodo di dieta liquida seguito da un altro di dieta frullata/semisolida ed è prevista un’integrazione di tutte le vitamine, che in caso di determinati interventi (soprattutto quelli definiti “malassorbitivi”, che oltre a ridurre le dimensioni dello stomaco modificano il processo di assorbimento dei nutrienti a livello del piccolo intestino) comprende anche proteine, ferro e calcio.

Quindi, solitamente 40-50 giorni dopo l’intervento, si fissa la prima visita di controllo dove al paziente viene spiegato, in base a quanto è dimagrito e al suo benessere, come passare a una dieta solida.

Inoltre, si eseguono degli esami del sangue, in modo da valutare se il supporto di vitamine suggerito è ben bilanciato, e si impostano i controlli futuri, che di solito sono a 6 mesi – 1 anno di distanza dalla procedura chirurgica».

Disponibile, anche in questa fase, un aiuto psicologico: «Quando necessario, gli esperti sono sempre a disposizione».

Farmaci: uno strumento in più al servizio della chirurgia

« Il chirurgo bariatrico può anche affidarsi a terapie farmacologiche, come i medicinali a base di ormoni pancreatici (liraglutide e semaglutide), che tolgono la fame, trasmettono un senso costante di sazietà e, di conseguenza, agevolano la perdita di peso.

Questi rappresentano un valido aiuto però non sono una soluzione.

Personalmente li utilizzo come supporto alla chirurgia, proponendoli ai pazienti con un indice di massa corporea particolarmente importante che si sottopongono al palloncino intragastrico, come preparazione a un intervento chirurgico definitivo; oppure a chi, dopo anni, mette su peso ma non tanto da dover cambiare strategia chirurgica.
Inoltre, posso suggerirli a persone in sovrappeso che desiderano perdere qualche kg in vista di un intervento di chirurgia estetica (mastopessi, mastoplastica, liposuzione, etc.).
Sono comunque farmaci venduti dietro prescrizione medica e particolarmente costosi non scevri da alcuni effetti collaterali».

Le soluzioni per gli adolescenti

Anche i più giovani possono ottenere un aiuto dal percorso Bariatrico. « In prima battuta, i pazienti minorenni devono seguire un percorso psicologico che prevede più visite.
Poi, l’esperto procede, di solito, con il palloncino intragastrico, procedura endoscopica a basso impatto utile per valutare se l’adolescente si attiene alle regole ed è pronto per essere sottoposto a una procedura chirurgica.
A questo punto, se dovesse presentarsi la necessità di intervenire chirurgicamente si procede in primis con il bendaggio gastrico regolabile.
Per il momento sugli adolescenti non si eseguono interventi più complessi e demolitivi, anche se nei paesi arabi questa eventualità è oggetto di costante studio».

Come influiscono i social sul rapporto fra adolescenti e chirurgia bariatrica?

«Le informazioni che ci sono online da un lato possono essere utili, anche ai pazienti più adulti, perché se sono vere rappresentano un aiuto in più.
Purtroppo, molti utenti sono sul web soltanto per puro esibizionismo e fare disinformazione.
Porto un esempio classico: la frase “chi si è sottoposto alla chirurgia bariatrica vomita sempre, indipendentemente dall’intervento”, che è una grande sciocchezza.
Fra le prima regole riportate su ogni opuscolo che noi chirurghi dell’obesità consegniamo ai pazienti in tutto il mondo c’è scritto di mangiare piano, masticare bene e cercare di non bere durante i pasti (proprio per evitare gli episodi di vomito)».

Pazienti soddisfatti

Chi si sottopone alla chirurgia bariatrica, secondo il nostro esperto, è totalmente soddisfatto.

«Il vero problema, oggetto di molte discussioni, è che il 40% circa dei pazienti ingrassa di nuovo dopo anni. Quindi, soprattutto per chi si presenta all’inizio del percorso con un peso iniziale molto importante si prevede già un possibile doppio intervento».