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Di mal di spalla soffre circa il 7% della popolazione generale, spesso a causa di calcificazioni sui tendini della spalla, anche in giovane età. Si tratta di una patologia chiamata tendinopatia calcifica, le cui cause sono ancora poco chiare. Ma il dolore alla spalla e la tendinopatia possono essere causati anche da degenerazione dei tendini della cuffia. 

Ne parliamo con il Dott. Michele Verdano, responsabile di Chirurgia alla Spalla di Piccole Figlie Hospital di Parma.

Quali sono le cause del dolore alla spalla?

La tendinopatia calcifica è uno dei motivi principali per cui le persone, spesso donne, si rivolgono al mio ambulatorio per dolore di spalla non traumatico. Già dopo i 35-40 anni, il dolore alla spalla può indicare un processo degenerativo dei tendini della cuffia dei rotatori: perdendo progressivamente elasticità, aumentano le probabilità che nella cuffia si sviluppi quel processo degenerativo cronico chiamato tendinopatia calcifica. 

Il forte dolore ad ogni piccolo movimento è dato dalla formazione di agglomerati di sostanze diverse, tra cui anche il calcio, che si depositano sui tendini della cuffia dei rotatori, ovvero quella capsula muscolo tendinea che permette e stabilizza ogni movimento della spalla.

 

Tra le ipotesi più accreditate sulle cause della tendinopatia calcifica sembra che un’insufficiente ossigenazione ai tendini della spalla, unito a attività lavorativa o sportiva overhead che prevede gesti ripetitivi del braccio e della spalla sopra la testa, insieme alle alterazioni ormonali a cui sono soggette le donne in alcuni periodi della vita, possano essere tra i motivi per cui il dolore alla spalla è più frequente nelle donne

 

Tendinopatia calcifica alla spalla: cosa fare?

Quando compare il dolore a una o entrambe le spalle, prima che diventi invalidante e cronico, è importante rivolgersi all’ortopedico specialista di spalla per una valutazione. Infatti, se è semplice curare una tendinopatia nelle fasi iniziali, quando il processo degenerativo diventa cronico, le possibilità di guarigione si riducono e, se non trattata adeguatamente, può portare alla rottura della cuffia dei rotatori.

La valutazione delle cause del dolore di spalla avviene già al momento della prima visita con l’ortopedico di spalla, grazie all’ecografia che guida lo specialista all’individuazione delle calcificazioni, di eventuali raccolte di liquido o infiammazione, e alla loro immediata rimozione (svuotamento del liquido) o terapia (con infiltrazione di farmaci antinfiammatori) che danno immediato sollievo dal dolore. A questo punto, la visita può procedere con un’ulteriore valutazione con test specifici, per studiare la presenza di eventuali lesioni tendinee o articolari, o la presenza di calcificazioni. 

 

In ambulatorio, e sotto guida ecografica, è possibile sciogliere, e letteralmente aspirare le calcificazioni, rimuovendole dalla spalla del paziente. La procedura avviene in anestesia locale, inserendo un ago da siringa nella sede in cui si trovano le calcificazioni, identificata in modo preciso con l’ecografia di spalla. Ripetuti lavaggi con soluzione fisiologica permettono di sciogliere e infine aspirare le microcalcificazioni, valutando il risultato durante e dopo il trattamento sempre grazie all’ecografo. Il trattamento può avere una durata variabile sulla base dell’entità delle calcificazioni, e richiede un appuntamento successivo alla visita per organizzare la procedura e il breve periodo di osservazione dopo il trattamento, prima di tornare a casa. 

 

Il braccio non viene immobilizzato, il giorno dopo il paziente può riprendere la propria attività lavorativa con l’accortezza di limitare i movimenti che portano il braccio sopra la testa, come ad esempio, pettinarsi, prendere oggetti da ripiani posti in alto, usare l’asciugacapelli, eccetera. Il dolore scompare in 2-3 giorni, ma è necessario seguire il piano di fisioterapia consigliato per almeno un paio di settimane, in modo da favorire la ripresa muscolare e il normale movimento.

 

Quanto è risolutivo il trattamento ecoguidato di lavaggio?

I dati indicano che l’80% dei pazienti risolve il problema, il 15% ottiene sollievo dai sintomi e solo il 5% non ha miglioramenti: in quest’ultimo caso, si effettuano esami di approfondimento diagnostico per valutare altre cause di dolore e risolvere il problema in maniera più radicale.

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