Dolore alla spalla in menopausa: perché le donne ne soffrono di più?
La menopausa non è solo vampate, ma per alcune donne può anche significare dolore alle spalle. Infatti, non è una coincidenza che tendinopatia calcifica e capsulite inizino a manifestarsi nelle donne proprio negli anni della menopausa, tra i 40 e i 60 anni, sembra a causa della riduzione progressiva degli ormoni femminili. Tuttavia, non tutte le donne in menopausa o premenopausa sono a rischio per le patologie di spalla.
Patologia della spalla? Come riconoscerla dal dolore
Il dolore alla spalla, nelle patologie che colpiscono le donne in menopausa, è molto intenso e scende dalla parte anteriore del braccio fino a metà dell’avambraccio. In genere, il dolore compare soprattutto di notte, ma può manifestarsi anche durante piccole attività quotidiane come allacciarsi il reggiseno, pettinarsi, truccarsi, svolgere lavori domestici e nel proprio lavoro, specie nelle azioni che richiedono di tenere il braccio sollevato per molto tempo.
Cosa fare?
Il dolore alla spalla da tendinopatia calcifica o capsulite non passa da solo. Fondamentale è non sottovalutare il dolore e, se non passa in qualche giorno, rivolgersi allo specialista per una valutazione. Infatti, capita spesso che le donne rimandino in attesa che il dolore prima o poi passi, per arrivare alla visita ortopedica quando la rigidità della spalla è diventata limitante per eseguire qualsiasi azione. In realtà, prima avviene la diagnosi e si inizia la terapia, più veloce è la guarigione. Tuttavia, è bene sottolineare, che la diagnosi precoce potrebbe evitare il ricorso al bisturi.
Durante la visita, noi eseguiamo l’ecografia di spalla che permette di vedere qual è il problema e, nel caso, effettuare una terapia immediata per risolvere temporaneamente il dolore. Poi, potrebbero essere necessarie delle radiografie per studiare l’articolazione e valutare la terapia più adatta alla persona.
In genere, la prima terapia è di conservativa, con farmaci per bocca o infiltrazioni (o entrambi) e fisioterapia. In caso non ci siano benefici, si interviene con la chirurgia, che per la tendinopatia calcifica può richiedere il lavaggio bursale eco guidato. Si tratta di una procedura chirurgica in anestesia locale, che ha l’obiettivo di “rompere” le calcificazioni e, grazie all’azione dell’acqua, eliminarle determinando lo svuotamento del deposito calcifico. Solo in rari casi può essere necessario un intervento chirurgico mininvasivo in artroscopia. Diverso il caso della capsulite per la quale spesso sono richiesti lunghi periodi di fisioterapia.




