fbpx

Può sembrare un paradosso, ma succede spesso: la pressione sistolica (la “massima”) aumenta, mentre la diastolica (la “minima”) resta bassa. È la condizione chiamata ipertensione sistolica isolata, che si verifica quando la massima supera i 140 mmHg e la minima rimane sotto i 90 mmHg.
Si tratta della forma di ipertensione più frequente dopo i 60 anni e riguarda oltre l’80% delle persone anziane non trattate. A spiegarlo è il dottor Felice Perrino, cardiologo del Piccole Figlie Hospital di Parma.

Perché accade?

Con l’avanzare dell’età, le arterie perdono elasticità: è come passare da un tubo di gomma flessibile a uno più rigido, che oppone resistenza al passaggio del sangue. Per questo la pressione massima tende a salire, mentre la minima rimane stabile o cala.
Il risultato è un aumento della pressione differenziale, cioè della distanza tra massima e minima: un segnale importante, perché indica che i vasi non riescono più ad “ammortizzare” l’onda del sangue pompato dal cuore.

Tra i fattori che favoriscono questa condizione rientrano anche diabete, malattie renali, colesterolo elevato e fumo di sigaretta, che contribuiscono alla rigidità delle arterie. A lungo andare, una pressione sistolica troppo alta aumenta il rischio di ictus e infarto.

Può colpire anche i giovani?

Sebbene più rara, l’ipertensione sistolica isolata può comparire anche nei giovani adulti. In questi casi è importante escludere il cosiddetto “effetto camice bianco”, cioè il rialzo pressorio legato all’emotività durante la visita. Se il problema viene confermato, si interviene con modifiche dello stile di vita o — quando necessario — con una terapia mirata.

La terapia va sempre personalizzata

Non esiste una cura valida per tutti: il trattamento deve essere personalizzato in base all’età e alle condizioni cliniche del paziente.
Nei pazienti anziani e fragili è fondamentale evitare sia il non intervenire, sia l’eccesso di farmaci. L’obiettivo generale è mantenere la pressione massima tra 120 e 130 mmHg, ma nei pazienti molto anziani o con ipotensione ortostatica il target può essere leggermente diverso.

I farmaci più indicati sono in genere calcio-antagonisti a lunga durata, ACE-inibitori, sartani o diuretici tiazidici, scelti in base al profilo clinico del paziente. I beta-bloccanti, invece, non rappresentano la prima scelta in questi casi.

La prevenzione resta la miglior cura

Controlli regolari, stile di vita equilibrato, attività fisica e una corretta gestione dei fattori di rischio sono essenziali per proteggere la salute delle arterie nel tempo.

Presso il Piccole Figlie Hospital di Parma il dottor Felice Perrino, insieme all’équipe di Cardiologia, è a disposizione per valutazioni cardiologiche, diagnosi e percorsi terapeutici personalizzati.

 

Al Piccole Figlie Hospital di Parma, il team di cardiologia è impegnato ogni giorno per offrire diagnosi accurate e percorsi terapeutici personalizzati, con l’obiettivo di aiutare ogni paziente a tornare a vivere senza paura del dolore al petto.

Hai sintomi come dolore toracico, affanno o stanchezza e gli esami non hanno mostrato problemi evidenti alle coronarie?
Prenota una visita cardiologica specialistica.

Vuoi saperne di più?
Leggi l’articolo completo su Intimità