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La displasia evolutiva dell’anca è una delle patologie ortopediche più frequenti in età neonatale. Nelle forme più gravi può rendere necessario un trattamento più complesso, che prevede la riduzione chiusa dell’articolazione lussata e un periodo di immobilizzazione con gesso e/o tutore.
Questa fase genera spesso preoccupazione nei genitori, soprattutto per il timore che le limitazioni motorie possano ritardare l’inizio del cammino.

Lo studio scientifico

A fare chiarezza su questo aspetto arriva un importante studio italiano pubblicato sul Journal of Children’s Orthopaedics, condotto sotto la guida del Dott. Maurizio de Pellegrin.
La ricerca ha coinvolto 52 bambini affetti da displasia dell’anca di tipo D, III e IV, ed è stata realizzata attraverso uno studio retrospettivo (2015–2020) e prospettico (2020–2021).
Tutti i pazienti sono stati trattati con riduzione chiusa e immobilizzazione mediante gesso e/o tutore.

I risultati: sviluppo motorio nella norma

I dati emersi sono rassicuranti:
l’età media di acquisizione del cammino è risultata pari a 14,6 mesi, perfettamente compatibile con la finestra fisiologica indicata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), che va dai 9 ai 18 mesi.

L’elemento determinante individuato dallo studio è l’età di inizio del trattamento.
Quando l’intervento avviene entro i primi due mesi di vita, la gravità della displasia non influisce più sull’età di inizio del cammino. Anche nei casi più complessi, lo sviluppo motorio risulta sovrapponibile a quello dei bambini con forme meno gravi.

Un messaggio chiaro per le famiglie

Il messaggio per i genitori è semplice e fondamentale:
👉 una diagnosi precoce consente risultati eccellenti, anche nelle forme più severe di displasia dell’anca.
Il trattamento tempestivo riduce l’impatto della patologia e permette uno sviluppo motorio del tutto normale.

Le indicazioni OMS e il ruolo del trattamento precoce

Lo studio affronta anche un tema pratico molto rilevante.
Le linee guida OMS raccomandano, nei primi mesi di vita, di:

  • evitare posizioni fisse per più di un’ora consecutiva

  • garantire almeno 30 minuti al giorno di “tummy time” (tempo a pancia in giù), essenziale per lo sviluppo muscolare

Indicazioni che possono risultare difficilmente compatibili con un trattamento a tempo pieno con gesso o tutore.

L’avvio precoce della terapia consente però di ridurre la durata dell’immobilizzazione, aumentando il tempo dedicabile al tummy time. Inoltre, eventuali lievi ritardi iniziali nelle tappe motorie vengono recuperati rapidamente, senza conseguenze a lungo termine.

Tempi di trattamento più brevi

Un ulteriore dato significativo riguarda la durata complessiva della terapia:

  • oltre un mese in meno nei casi di displasia di tipo D

  • quasi due mesi in meno nei casi di tipo III

Il tutto mantenendo gli stessi risultati sul piano motorio.

L’importanza dello screening neonatale

Questo studio conferma che è possibile essere efficaci dal punto di vista clinico e, allo stesso tempo, ridurre l’impatto del trattamento sulla vita del bambino e della famiglia.
La chiave resta l’individuazione precoce della displasia dell’anca, attraverso screening neonatali adeguati e percorsi di presa in carico tempestivi e multidisciplinari.

Conclusioni

La conclusione è chiara:
diagnosi e trattamento entro i primi due mesi di vita rappresentano lo strumento più efficace per garantire uno sviluppo motorio armonico nei bambini con displasia dell’anca, anche nelle forme più gravi.
Un’ulteriore conferma dell’importanza della prevenzione e del ruolo centrale degli screening neonatali.


Fonte:
Articolo pubblicato da Il Sole 24 Ore – Sanità
Studio scientifico pubblicato su Journal of Children’s Orthopaedics
A cura del Dott. Maurizio de Pellegrin
Responsabile Unità Operativa di Ortopedia Pediatrica