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Diagnosticare le caratteristiche di una condizione patologica a livello delle strutture dell’apparato muscolo-scheletrico non è sempre semplice. In questo tipo di ricerca c’è sempre bisogno di precisione più che millimetrica, soprattutto in determinate strutture come quelle delle articolazioni.

La valutazione legata ad un infortunio al ginocchio, soprattutto per la grande varietà di strutture presenti nell’articolazione di questo distretto corporeo, deve essere di assoluta precisione per distinguere la natura di questo tipo di eventi. È chiaro, quindi, che in presenza di una lesione di entità varia, la risposta relativamente al trattamento dovrà essere assai diversa rispetto a quanto richiede la presenza di una rottura.

In questo senso molto dipende dal tipo di struttura coinvolta, vista la grande varietà e tipologia di tessuti potenzialmente interessati. La rottura del menisco può essere classificata come una delle più complesse da studiare in sede diagnostica.

Il menisco è quel tipo di struttura, di natura fibro-cartilaginea, che viene sollecitata, a volte anche in maniera pesante, durante le attività quotidiane, dalle semplici operazioni in ambito lavorativo alle pratiche di natura sportiva. 

Le sollecitazioni sulla struttura del menisco possono portare, in determinati casi, a conseguenze piuttosto importanti come la lesione o la rottura dello stesso. La rottura del menisco si verifica quando le strutture ossee che lo comprimono agiscono sulla cartilagine fino a parziale lesione o, appunto, completa rottura.

È una conseguenza che può arrivare a svilupparsi in modi differenti, ma che è spesso legata a condivisione di posizioni errate, a livello delle articolazioni durante l’attività sportiva. l’atleta che subisce tale rottura è impossibilitato a proseguire i suoi allenamenti senza prima aver riparato il danno all’articolazione del ginocchio.

 

I metodi diagnostici per indagare sulla rottura del menisco

 

Quando un individuo subisce un danno a livello del ginocchio che può arrivare ad interessare le strutture ossee o quelle cartilaginee è quasi sempre presente un rigonfiamento più o meno significativo in quella zona. Il medico valuta la presenza di possibili lesioni tramite palpazione e, a seconda della risposta del paziente a queste, con dolore più o meno evidente, consiglia l’utilizzo di differenti metodi diagnostici.

Nel caso del ginocchio e della potenziale rottura del menisco, i metodi spesso consigliati sono fondamentalmente tre:

  1. TAC: o tomografia assiale computerizzata, consente di indagare la potenziale rottura del menisco attraverso l’utilizzo dei raggi x, che riescono a ricreare un’immagine tridimensionale delle strutture analizzate su uno schermo, in modo da poter evidenziare la presenza di lesioni o di una rottura a livello del menisco;
  2. radiografia: quella radiografica è una tecnica utile ad escludere altri problemi piuttosto che a confermare la presenza di altri. Questo metodo, infatti, consente di valutare lo stato di salute delle strutture ossee e non di quelle cartilaginee;
  3. risonanza magnetica: la risonanza magnetica è in grado di permettere una perfetta valutazione della condizione delle strutture cartilaginee, soprattutto per il ginocchio. In questo caso è in grado di evidenziare chiaramente una lesione da una rottura del menisco.

Alla base di una metodica di intervento per il trattamento c’è una precisa valutazione diagnostica che consenta un perfetto intervento valutando la presenza di varie problematiche e permettendo di escluderne altre.

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